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Alleanza Lega e 5 stelle? Il manifesto lanciato da Di Battista sembra andare verso questa direzione

Il piano del Movimento 5 Stelle a Palazzo Chigi per rilanciare l’Italia? Turismo, cultura, enogastronomia. Un po’ poco, ma tant’è. Alessandro Di Battista espone in un’intervista a Repubblica il “manifesto grillino” e al di là dei proclami e delle linee guida, la situazione appare piuttosto nebulosa. Tanto che l’affermazione più forte è anche quella di più dubbia applicazione, un referendum sull’euro: “Euro e Europa non sono la stessa cosa. Noi vogliamo solo che siano gli italiani a decidere sulla moneta. Conosco bene quali sono le conseguenze dell’introduzione dell’euro, la perdita di potere d’acquisto, il calo delle retribuzioni, la riduzione della capacità di concorrenza delle imprese, il degrado sociale, la disoccupazione”. Musica per le orecchie di Matteo Salvini e per i leghisti, a cui i 5 Stelle negli ultimi giorni stanno lanciando messaggi ammiccanti.

Prima, però, c’è da andare al governo. Mossa iniziale: andare a votare subito, con l’Italicum. “Non vogliamo discutere mesi e mesi con i partiti sulla legge elettorale – ribadisce Di Battista -. Vogliamo una versione di questa legge approvata dalla corte costituzionale, che auspichiamo arrivi in gennaio”. Rifiuta per i 5 Stelle le etichette di “movimento antipolitico”(“Sono antipolitica quelli che hanno formulato una legge elettorale anticostituzionale e hanno bloccato il parlamento con una riforma che i cittadini hanno bocciato”, attacca) e poi snocciola le misure che potrebbe attuare un M5S al governo: “Noi diamo la precedenza alle piccole e medie imprese. Intervenendo in questo ambito la ripresa è assicurata. L’imposizione fiscale deve diminuire. Servono istituti finanziari pubblici che consentano investimenti a favore di queste imprese e il reddito di cittadinanza”. I fondi, assicura, si troveranno da “una seria lotta alla corruzione, che secondo le stime della Corte dei conti costa allo Stato 60 miliardi di euro l’anno. Variando i termini di prescrizione, che interrompono migliaia di processi.
Ai politici corrotti va impedito di ricandidarsi. Tutto questo porta denaro nelle casse dello Stato: la corruzione triplica i costi delle opere pubbliche”. La lotta all’evasione fiscale, specifica, sarà contro “i grandi evasori”. E ancora: “Vogliamo aumentare di parecchio le tasse sul gioco d’azzardo, centralizzare la spesa statale, realizzare opere pubbliche funzionali, di dimensioni ridotte rispetto all’Expo o all’Alta Velocità. Vogliamo ridurre i costi della politica, gli stipendi di tutti i parlamentari, anche degli amministratori regionali”.

Sull’economia, però, Di Battista zoppica: “Puntiamo sulla Green Economy: una svolta energetica a livello nazionale in direzione delle energie rinnovabili e della sostenibilità”. Già, ma la crescita? “Puntiamo sull’enogastronomia, una nostra eccellenza, il nostro petrolio. In questo campo bisogna investire nella qualità, nelle start up, nelle piccole e medie imprese. Lo stesso vale per la cultura e il turismo. Noi lo abbiamo tra l’altro già fatto con il nostro sistema di microcredito, che finanziamo con una parte dei nostri stipendi da parlamentari. Grazie a questi crediti, 20 milioni di euro in tre anni, sono nate nuove imprese”. Encomiabile l’impegno, ma stiamo parlando di gocce in un oceano. Sulle banche, perlomeno, Dibba ha idee un po’ più chiare: “Vogliamo una banca centrale che eserciti una vigilanza reale e non sia controllata dalle banche, come accade in Italia. Vogliamo la divisione tra banche di risparmio e banche d’affari”.

E l’immigrazione? “Bisogna trovare soluzione ai grandi focolai di crisi internazionali, senza ricorrere alle bombe. I profughi con diritto di asilo devono essere accolti in Europa e distribuiti uniformemente in tutti i paesi membri. Chi è privo di diritto d’asilo in questo momento storico deve essere espulso. Il termine espulsione non deve essere ricondotto alla destra, alla sinistra, o alla xenofobia”. Salvini approva.

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