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Dopo il terremoto e le valanghe, le dighe: il nuovo incubo per l’Italia centrale

Dopo il terremoto e le valanghe, il prossimo pericolo per l’Italia centrale potrebbe venire dalle dighe. Lunedì scorso, riporta il Fatto quotidiano, c’è stata una riunione della Protezione civile per monitorare la situazione delle tre dighe idroelettriche di Campotosto, in provincia dell’Aquila, nel pieno dell’epicentro delle ultime scosse. Proprio dopo l’ultimo sciame sismico sui social si è diffuso un senso di grande preoccupazione tra le migliaia di abitanti, già messi duramente alla prova dal meteo impietoso. L’Enel, gestore di 15 impianti nell’area, ha rassicurato: “Nessuna criticità, abbiamo attivato i controlli immediati e continueremo a monitore”.

Il volume di precipitazioni nevose che stanno colpendo l’area, unito alle scosse (ieri 4 superiori a magnitudo 5, un fatto ritenuto dagli esperti “singolare, anche se non anomalo”) mettono però grossa pressione sul terzo bacino artificiale più grande d’Europa, 300 milioni di metri cubi d’acqua. nel cuore dei Monti della Laga a oltre 1.300 metri d’altezza. In occasione del terremoto del 2009 l’invaso reagì in modo “eccellente” ma a preoccupare è la tenuta dei tre sbarramenti artificiali: Poggio Cancelli a nord-ovest (in terra battuta), Sella Pedicate a sud (a gravità in terra battuta con ferro e cemento) e la diga di Rio Fucino a est (a gravità in calcestruzzo e ferro). In mezzo c’è Montereale, uno degli epicentri delle ultime scosse. Uno studio del Centro europeo di formazione e ricerca in Ingegneria Sismica (Eucentre) non esclude nello scenario peggiore (giudicato “improbabile”) il rischio di danni alla diga in caso di rottura di superficie della faglia, come accaduto ad ottobre sul monte Vettore nel sisma che ha messo in ginocchio Norcia. Una crepa come quella creatasi sulle pendici del monte avrebbe, sulla diga, un effetto devastante. Per ora da Regione e Prefettura dell’Aquila sono tranquilli: “Le criticità ora sono altre”.

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