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Mattarella non fa votare gli italiani: Il governo sarà senza scadenze

Il capo dello Stato: prima delle urne legge elettorale e ricostruzione post sisma. Gentiloni verso l’incarico

Il Colle ha carta bianca, giura Luigi Zanda. «Deciderà il presidente. Noi gli abbiamo assicurato il nostro sostegno alla valutazione che riterrà più opportuna».

Il Pd non fa nomi e del resto non ce n’è bisogno perché il nome è già sul tavolo da un paio di giorni. Ma per l’incarico a Paolo Gentiloni manca l’ultimo metro. «Nelle prossime ore valuterò e prenderò le iniziative necessarie per la soluzione della crisi», annuncia il capo dello Stato al termine delle consultazioni. Il presidente oggi farà un estremo tentativo per convincere Matteo Renzi ad accettare di restare a Palazzo Chigi, poi convocherà il ministro degli Esteri e chiuderà la partita. C’è fretta, spiega, l’Italia «ha bisogno in tempi brevi di un governo nella pienezza delle sue funzioni».

Sotto dunque con l’Avatar, come lo ha chiamato Grillo? Non ha scelta Sergio Mattarella, nel senso che il Pd non gliene ha data un’altra. Irremovibile, pare, Renzi sul passo indietro, impraticabile il governo istituzionale, impossibile andare subito al voto se prima non si «armonizzano i sistemi elettorali», ecco che Gentiloni diventa il punto di caduta, la mediazione possibile per risolvere il rebus senza far deflagrare i contrasti e le nette divergenze di visione tra Quirinale e Nazareno.

Certo tutto può ancora succedere perché non tutto è stato chiarito. Il primo giro di consultazioni ha chiarito che il governo «di responsabilità» non ha il sostegno necessario, né si possono indire elezioni immediate. Però con il Pd non c’è accordo sulla durata. Il premier uscente vorrebbe un gabinetto leggero e a tempo, non più di sei mesi per votare quanto prima. Il presidente però non vuol sentir parlare di governi a scadenza come il latte. E infatti lo precisa in maniera molto chiara quando, tirando un bilancio di questi due giorni, dà un po’ i «compiti» al nuovo esecutivo, elencando i problemi e gli impegni da risolvere. «Il nostro Paese ha bisogno in tempi brevi di un governo nella pienezza delle sue funzioni. Vi sono di fronte a noi adempimenti che vanno affrontati e rispettati. Si tratta di impegni, scadenze di carattere interno, europeo e internazionale».

La sofferenza delle banche, il pozzo nero dove è caduto Monte Paschi che non riesce a ricapitalizzare, i conti pubblici sempre sotto il microscopio della Ue, il turno di presidenza italiano del G7, che culminerà nel vertice di Taormina a luglio. E poi c’è «il sostegno ai nostri concittadini colpiti dal terremoto e l’avvio della ricostruzione dei loro paesi». È molta la carne messa sul fuoco da Mattarella, troppa per un governicchio sciistico che secondo Renzi deve durare fino alla sentenza della Corte sull’Italicum in 24 gennaio. Ma, come raccontavano i vecchi dc, quando una nave parte, non si sa quando rientra in porto, tanto più se c’è un equipaggio che non vuole sbarcare. Sia Alfano che Verdini, i principali alleati di Matteo, si dichiarano contrari a un esecutivo a tempo. La legislatura decade nella primavera del 2018, ma il presidente non si illude di farla durare tanto. Però nemmeno i tre-quattro mesi, massimo sei che chiede Renzi. Vedremo come andrà a finire.

Intanto c’è la Corte Costituzionale e, dal punto di vista del Colle, è da quella decisione che occorrerà ripartire. «Ho ascoltato tutte le voci in Parlamento e registrato con attenzione e rispetto. Nei miei incontri – racconta il presidente – è emersa come prioritaria un’esigenza generale di armonizzazione delle due leggi per l’elezione della Camera e del Senato, condizione questa indispensabile per procedere allo svolgimento di elezioni». Il secondo obbiettivo del capo dello Stato è quello di riuscire a ricucire un Paese avvelenato. «Mi auguro che il clima politico possa articolarsi e svolgersi con un rapporto dialettico, com’è necessario per la nostra democrazia, ma sereno e costruttivo».

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